Roma I “furbetti” della Wind tentano il colpaccio. I vecchi clienti sono condannati, loro malgrado, a pagare i costi di ricarica, in barba alla legge. La compagnia telefonica avrà sicuramente i suoi buoni motivi per giocarsi questa carta e se la spuntasse si potrebbe creare un pericoloso precedente. L’operatore ha annunciato di essersi adeguato ai sensi del decreto legge 7 del 2007: i piani tariffari commercializzati prima dell’abolizione del contributo di ricarica non saranno più sottoscrivibili; i vecchi clienti che non intendono corrispondere il contributo di ricarica possono cambiare gratuitamente il loro piano scegliendo una delle nuove tariffe senza balzello. È un’interpretazione abbastanza singolare del decreto Bersani sulle liberalizzazioni ma la Wind ha ritenuto, così, di ottemperare al divieto imposto sui costi aggiuntivi. L’escamotage non è sfuggito, però, all’Authority per le Garanzie nelle Comunicazioni che ha chiesto chiarimenti alla compagnia. L’organismo guidato da Corrado Calabrò vuole capire perché la società non abbia abolito indifferentemente tutti i costi di ricarica, senza se e senza ma.
Una richiesta di chiarimenti è pervenuta anche alla Vodafone che fa pagare 8 euro la portabilità del numero e la restituzione del credito residuo alla scadenza della Sim. Una spesa, replica l’ex Omnitel, «inferiore ai costi vivi sostenuti e coerente con il decreto Bersani che consente all’operatore il recupero dei costi». Evidentemente il Garante non è d’accordo, ma il punto è un altro: gli spot sulle nuove offerte non sono poi così chiari, a tal punto che alcuni clienti hanno capito che solo cambiando tariffa non dovranno pagare alcun costo di ricarica. Se non fosse per il risalto mediatico che sta avendo la notizia, a quest’ora i clienti avrebbero già migrato in massa verso i nuovi piani. A valutare la presunta ingannevolezza dei messaggi pubblicitari ci penserà probabilmente l’Antitrust, ma prima l’Agcom valuterà le diverse offerte e oggi scattano i controlli a tappeto. La Vodafone non ha mai perso occasione per giocare la sua tattica: quando lanciò l’offerta Italy New, ad esempio, gli operatori del servizio clienti tentarono di persuadere gli utenti che la nuova tariffa fosse conveniente e nel giro di pochi giorni tutti avrebbero dovuto cambiare il piano Italy passando alla nuova tariffa. In realtà, ad oggi, alcuni clienti hanno ancora il vecchio piano che prevede solo 10 centesimi per gli sms, prezzo ritenuto particolarmente vantaggioso da chi, invece, è stato costretto a pagarne 15.
Il Codacons ha chiesto all’Agcom di bloccare i nuovi piani che prevedono aumenti per lo scatto alla risposta o per le tariffe stesse e se la prendono proprio con gli operatori che li collegano direttamente o indirettamente all’esercizio del diritto del non pagamento dei costi di ricarica: questo potrebbe configurarsi, secondo l’associazione dei consumatori, come un tentativo di estorsione. In quello che ha definito come il “lunedì nero dei clienti Wind”, il Movimento difesa del cittadino ha inviato un esposto all’Agcom, al ministro per lo Sviluppo economico e al comando generale della guardia di finanza, perché svolgano gli opportuni accertamenti, e ha predisposto il modulo per la richiesta di rimborso alla compagnia. «Cambiare profilo tariffario per paura di pagare ancora i costi di ricarica, o sull’onda dell’emozionalità riferita ad un’offerta inizialmente ritenuta vantaggiosa – spiega il presidente dell’Adoc Carlo Pileri -, può essere penalizzante per il consumatore nel medio-lungo periodo». E sul sito www.adoc.org gli utenti possono segnalare ogni tipo di anomalia o disservizio che riguardi il decreto Bersani e le disposizioni dell’Agcom, e la casistica completa finirà proprio nelle mani del Garante. Altroconsumo ipotizza l’esistenza di un cartello, partendo dal presupposto che tre su quattro operatori si siano allineati sul costo di 15 centesimi degli sms. Tariffe alla mano, l’associazione indipendente dei consumatori ha dato i voti ai quattro operatori: la 3 si è comportata in modo encomiabile, Tim è stata corretta, Vodafone si è comportata in modo discutibile ma legittimo e la Wind si è comportata in modo decisamente inqualificabile. Federconsumatori e Adusbef, notoriamente tra le più combattive, ieri mattina hanno effettuato un monitoraggio in una trentina di negozi di telefonia di Roma e Milano e, con estrema soddisfazione, hanno verificato che tutto stesse andando per il meglio e non ci fossero in circolazione i tagli al di sotto dei 50 euro della Wind, per i quali la compagnia egiziana aveva affermato di voler far ancora pagare il balzello.
Ma sulla querelle dei costi di ricarica incombe di nuovo lo spettro dell’Unione Europea. Tra conferme e smentite, tempo fa si parlò di una lettera che contestava il provvedimento del governo che aveva giocato d’anticipo rispetto ai possibili provvedimenti dell’Agcom. E ieri Martin Selmayr, portavoce del commissario europeo ai Media Viviane Reding, ha sollevato alcuni dubbi sotto il profilo delle competenze e, dunque, dell’indipendenza del garante, oltre che per l’applicazione della legge. Come in un grande fratello l’Unione Europea ci osserva, e l’Italia dovrà tenere conto anche di un suo parere che potrebbe diventare in qualche modo vincolante o essere comunque recepito. E alla fine, con buona pace dei consumatori, a sorridere potrebbero essere quei poteri forti che, in realtà, non hanno mai nulla da perdere.
Fonte:
Il Meridiano http://www.ilmeridiano.infoAutore:
Mariangela Mariani